WHY be N0RMAL?
CHE SEMPRE L'IGNORANZA FA PAURA, ED IL SILENZIO UGUALE A MORTE. F.G
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CHI HA DETTO CHE L'INQUISIZIONE è FINITA?
GADGET from IRAK
I DIRITTI DEGLI SCONFITTI.
CARCERI DELL'OCCUPAZIONE IRAQ: TUTTE LE FOTo
IN NOME DI SUA MAESTÀ... LE FOTO DELLE TORTURE DEI SOLDATI INGLESI
E CANTERÒ, CANTERÒ FINCHÉ AVRÒ FIATO, FINCHÉ AVRÒ VOCE DI DOLCEZZA E RABBIA GLI UOMINI, SEGNI DIMENTICATI, GLI UOMINI, LACRIME NELLA PIOGGIA, AGGRAPPATI ALLA VITA CHE SE NE VA CON TUTTO IL FURORE DELL'ULTIMO BACIO NELL'ULTIMO GIORNO DELL'ULTIMO AMORE
LE LEGGI SONO COME LE RAGNATELE: ABBASTANZA FORTI PER CATTURARE I DEBOLI, TROPPO DEBOLI PER TRATTENERE I FORTI. (Anacarsi lo Scita) NON ESISTE GUERRA TANTO CRUDELE DA NON SPARIRE APPENA SI SMETTE DI PARLARNE. (Stefano Benni - "Spiriti") CON QUANTI NOMI PUOI CHIAMARE DIO? PUOI CHIAMARLO, SE VUOI, IN MILLE MANIERE: DIO, VISNU, UGO, KRISNA, GIOVE, ALLAH... TANTO... NON TI RISPONDE. (Corrado Guzzanti)
UN PO' DI LAVORO, UN PO' DI CONSUMO, UN PO' DI FAMIGLIA, UN PO' DI SESSO, UN PO' DI CALCIO, UN PO' DI TV E LA VITA PASSA SENZA FARE DOMANDE. (Umberto Galimberti) SOLO I MORTI HANNO VISTO LA FINE DELLA GUERRA. (Platone) UN UOMO PI 'GRANDE' DI UN ALTRO SOLO SE SALE SULLE SUE SPALLE. (Bertold Brecht)
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CHI HA DETTO CHE L'INQUISIZIONE è FINITA?
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12.05.2004
by @ 11:53 |

 Si va sempre di più verso uno stato di polizia. E' stato approvato infatti, all'interno della legge sulla tortura l'emendamento che la depenalizza, se non reiterata; una legge che riporterebbe la nostra legislazione indietro al tempo del ventennio, e che di fatto lascia mano libera a militari e forze dell`ordine nello svolgere gli interrogatori. In realtà sembra si tratti della legalizzazione di una prassi che, per quanto vietata ufficialmente a livello internazionale, rimane pratica diffusa tra le truppe di occupazione e le forze di polizia dei paesi di tutto il mondo. L`elenco degli Stati che applicano o lasciano applicare la tortura è lunghissimo, dalla Turchia a Israele, dall`Egitto al Pakistan, dalla Russia alla Cina, passando per le scuole di addestramento che ancora esistono in Argentina e gli interrogatori della polizia spagnola nei paesi baschi, per finire alle condizioni in cui versano i prigionieri nella base americana di Guantanamo o in quella segreta israeliana 1391. Ma, come spesso accade, non è necessario espatriare per trovare casi molto simili. Basti ricordare quanto accaduto nella caserma Raniero a Napoli, dopo il global-forum, o in quella di Bolzaneto a Genova, durante il G8, così come in quelle occasioni in cui si finisce alla mercé degli aguzzini in una caserma, in carcere o in guerra. In quest'ultimo caso come non ricordare le nefandezze compiute dalle truppe Italiane, soprattutto in Somalia. Da sempre la tortura, poco importa se psicologica o fisica, è il sistema migliore per ottenere informazioni e confessioni inesistenti o semplicemente per vendicarsi annientando l'individualità del prigioniero fino a considerarlo alla stregua di un oggetto. Un triste scenario che sembra ripetersi senza fine, come traspare anche dalle ultime foto [ 1 2 3 ] riguardanti l'operato delle truppe di occupazione americane ed inglesi in Iraq.
[ U.S. Army report on Iraqi prisoner abuse || Dossier Torture in Iraq || Aguzzini in appalto ]
[ Tecniche di interrogatorio || Kubark manual ]
[ A lesson in depravity || The Stanford Prison Experiment || Guerra contro la mente ] |
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I DIRITTI DEGLI SCONFITTI.
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12.05.2004
by @ 10:44 |
Il silenzio dei colpevoli 11 maggio 2004 - La tragedia delle torture ai prigionieri iracheni riempie il mondo di dubbi. Tra dichiarazioni e denunce il ricordo di altre atrocità sembra esser dimenticato
La verità negata 10 maggio 2004 - Il rapporto della Croce Rossa sulle torture, che risale allo scorso febbraio, rivela: "facevano parte del procedimento per estorcere le confessioni"
Il carcere della vergogna 8 maggio 2004 - Ad Abu Ghraib le torture non sono terminate con l'abbattimento di Saddam
Il lager Usa di Bagram 9 marzo 2004 - Dal rapporto di Human Rights Watch. Gli ex detenuti nel campo di prigionia Usa della base militare di Bagram, raccontano i maltrattamenti fisici e psicologici cui sono stati sottoposti dai soldati americani
Portando democrazia 9 marzo 2004 - La pesante denuncia di Emergency sulla condizione dei prigionieri nel carcere di Shebargan. Parla Kate Rowlands, responsabile dei programmi in Afghanistan
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CARCERI DELL'OCCUPAZIONE IRAQ: TUTTE LE FOTo
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03.05.2004
by @ 13:26 |

Al servizio di Cbs news si aggiunge, sotto gli occhi di tutti, la denuncia del Daily Mirror sulle violenze agli iracheni ad opera dei militari usa e inglesi. Ai link che seguono trovate gli articoli e le foto di quello, che accade nelle carceri della occupazione e contro la popolazione civile irachena. Da Albasrah l'intera rassegna, ma anche da Memory Hole e sulla violenza alle donne. In questi mesi abbiamo ricevuto notizia di questi fatti tramite alcune lettere fuggite al controllo degli aguzzini. Loro, i potenti, si dicono disgustati. Specialmente Blair. Ma le primissime foto circolate nell'aprile 2003 riprendevano proprio i soldati inglesi per la foto ricordo con l'iracheno prigioniero legato, imbavagliato e sotto gli scarponi del "turista" armato fino ai denti. C'era da aspettarselo, una soldataglia composta in parte di uomini (e donne) esaltati e da facinorosi, lasciata allo stato brado in un paese occupato, sviluppa sempre queste tematiche. Da che mondo è mondo. Una raccomandazione sulle foto: resistete alla speranza che siano false.
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IN NOME DI SUA MAESTÀ... LE FOTO DELLE TORTURE DEI SOLDATI INGLESI
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03.05.2004
by @ 12:03 |
Il ministero della Difesa Inglese ha reso noto che le fotografie pubblicate dal Daily Mirror sono state consegnate alla polizia militare, che ha avviato un'indagine sull'accaduto.
Le fotografie sono state consegnate al Daily Mirror da due soldati del Queen's Lancashire Regiment. Il prigioniero iracheno - secondo quanto riferisce il quotidiano - era stato arrestato per furto. Sarebbe stato torturato per otto ore dai militari britannici. Alla fine dell'interrogatorio l'uomo non aveva piu' denti, aveva una mascella rotta ed è stato gettato da un'auto in corsa




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CONVENZIONE DI GINEVRA!!!!!
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03.05.2004
by @ 11:59 |
http://www.admin.ch/ch/i/rs/0_518_51/
Art. 3
Nel caso in cui un conflitto armato privo di carattere internazionale scoppiasse sul territorio di una delle Alte Parti contraenti, ciascuna delle Parti belligeranti è tenuta ad applicare almeno le disposizioni seguenti:
- 1.
-
Le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri delle forze armate che abbiano deposto le armi e le persone messe fuori combattimento da malattia, ferita, detenzione o qualsiasi altra causa, saranno trattate, in ogni circostanza, con umanità, senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole che si riferisca alla razza, al colore, alla religione o alla credenza, al sesso, alla nascita o al censo, o fondata su qualsiasi altro criterio analogo.
- A questo scopo, sono e rimangono vietate, in ogni tempo e luogo, nei confronti delle persone sopra indicate:
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- a.
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le violenze contro la vita e lintegrità corporale, specialmente lassassinio in tutte le sue forme, le mutilazioni, i trattamenti crudeli, le torture e i supplizi;
-
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- b.
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la cattura di ostaggi;
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- c.
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gli oltraggi alla dignità personale, specialmente i trattamenti umilianti e degradanti;
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- d.
-
le condanne pronunciate e le esecuzioni compiute senza previo giudizio di un tribunale regolarmente costituito, che offra le garanzie giudiziarie riconosciute indispensabili dai popoli civili.
-

- 2.
-
I feriti e i malati saranno raccolti o curati.
Un ente umanitario imparziale, come il Comitato internazionale della Croce Rossa, potrà offrire i suoi servigi alle Parti belligeranti.
Le Parti belligeranti si sforzeranno, daltro lato, di mettere in vigore, mediante accordi speciali, tutte o parte delle altre disposizioni della presente Convenzione.
Lapplicazione delle disposizioni che precedono non avrà effetto sullo statuto giuridico delle Parti belligeranti.
Photos of Iraqis Being Abused by US Personnel
http://www.thememoryhole.org/war/iraqis_tortured/
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IL MIO NEMICO
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28.04.2004
by @ 11:15 |
Finché sei in tempo tira e non sbagliare mira probabilmente il bersaglio che vedi è solo l'abbaglio di chi da dietro spera che tu ci provi ancora perché poi gira e rigira gli serve solo una scusa la fregatura è che è sempre un altro che paga e c'è qualcuno che indaga per estirpare la piaga però chissà come mai qualsiasi cosa accada nel palazzo lontano nessuno fa una piega serve una testa che cada e poi chissenefrega la prima testa di cazzo trovata per strada serve una testa che cada e poi chissenefrega la prima testa di cazzo trovata per strada
se vuoi tirare tira ma non sbagliare mira probabilmente il bersaglio che vedi è solo l'abbaglio di chi da dietro giura che ha la coscienza pura ma sotto quella vernice ci sono squallide mura la dittatura c'è ma non si sa dove sta non si vede da qua, non si vede da qua la dittatura c'è ma non si sa dove sta non si vede da qua, non si vede da qua
il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa
e se non hai morale e se non hai passione se nessun dubbio ti assale perché la sola ragione che ti interessa avere è una ragione sociale soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare non farla nel mio nome non farla nel mio nome che non hai mai domandato la mia autorizzazione se ti difenderai non farlo nel mio nome che non hai mai domandato la mia opinione finché sei in tempo tira e non sbagliare mira (sparagli Piero, sparagli ora) finché sei in tempo tira e non sbagliare mira (sparagli Piero, sparagli ora)
il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa il mio nemico non ha nome non ha nemmeno religione e il potere non lo logora il potere non lo logora il mio nemico mi somiglia è come me lui ama la famiglia e per questo piglia più di ciò che da e non sbaglierà ma se sbaglia un altro pagherà e il potere non lo logora il potere non lo logora
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BAMBINI..
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28.04.2004
by @ 10:26 |
Bambino Armato e disarmato in una foto Senza felicità

sfogliato e impaginato in questa vita
sola
Che non ti guarirà
Crescerò e sarò un po più uomo
ancora
Unaltra guerra mi cullerà
Crescerò combatterò
questa paura
Che ora mi libera.
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NO WALL il muro dell'ingiustizia
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27.04.2004
by @ 13:40 |
il muro dell'ingiustizia
La costruzione del Muro continua: report | mappa. Un Muro che viola i Diritti Umani: il diritto alla liberta' di movimento, il diritto all'educazione, alla salute, al lavoro e alla proprieta'. La costruzione del Muro comporta l'annessione illegale di un territorio gia' occupato e come tale è un Crimine di Guerra, una "grave violazione" della IV Convenzione di Ginevra. Una volta completato, il Muro sarà lungo 730 km e consentirà ad Israele di annettere al suo territorio il 50% della Cisgiordania. Mentre rafforzerà un regime di Apartheid: il suo percorso va tutto a beneficio dello stato di Israele e a scapito della popolazione palestinese. Contro questa politica di occupazione ed espansione e contro il progetto del Muro dell'Apartheid sono in atto lotte e proteste in Palestina, in Italia e in tutto il mondo - alle quali Israele risponde con l'incarcerazione di chi rifiuta di combattere, e con i modi di un esercito d'occupazione: pallottole e granate, restrizioni illegali e indiscriminate a chi volesse entrare nei territori per solidarizzare e testimoniare, e la solita violenza cieca contro la popolazione palestinese.
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MANI ALZATE CONTRO MANGANELLIALZATI
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27.04.2004
by @ 13:29 |
Fermi impianti Fiat (no Cassino). Fiom: sciopero generale mercoledì
Tensioni a Melfi: la polizia carica, 13 feriti
Rimosso il blocco per far passare una trentina di lavoratori che intendevano entrare in fabbrica. Colpito una vicequestore
POTENZA - Grande tensione davanti allo stabilimento Fiat di Melfi, oggi all'ottavo giorno di blocco consecutivi per la vertenza sindacale in corso con l'azienda: reparti mobili della polizia hanno caricato i manifestanti che bloccavano l'accesso all'area industriale. I manifestanti sono arretrati e hanno alzato le mani. Ci sono stati 13 feriti, 10 sono tra i manifestanti e 3 fra la polizia, tra cui il vicequestore Amelia Di Ruocco che coordinava le operazioni e due agenti. In quasi tutti i casi si tratta di feriti lievi. I contusi sono stati trasportati nell'ospedale di Melfi per accertamenti e medicazioni.
PRIMO INTERVENTO - Prima di passare ai manganelli, le forze dell'ordine avevano provato a spostare uno per uno i manifestanti che bloccavano l'accesso all'area industriale per far passare due autobus con a bordo una trentina di lavoratori che intendevano entrare in fabbrica. Ma gli operai hanno fatto resistenza passiva: una volta rimossi si spostavano e si ricollocavano alla fine del blocco.

Dopo la carica i due autobus sono riusciti ad avviarsi verso l'ingresso della fabbrica. E i manifestanti sono tornati a bloccare l'ingresso allo stabilimento in vista del cambio turno.
FERMI GLI ALTRI IMPIANTI FIAT - Le forze dell'ordine sono intervenute a Melfi nel giorno in cui tutti gli stabilimenti Fiat, tranne Cassino, sono rimasti fermi per mancanza dei componenti prodotti in Lucania. La protesta, guidata da Fiom, Cobas, Cisal e Ugl, è stata indetta per chiedere modifiche dei turni di lavoro e aumenti salariali.
SCIOPERO MERCOLEDI' - Intanto si è saputo che la categoria dei metalmeccanici incrocerà le braccia mercoledì a sostegno della lotta degli operai di Melfi: la Fiom ha proclamato 4 ore di sciopero in tutta Italia. In Basilicata lo sciopero sarà di 8 ore. E' stato revocato invece lo sciopero di quattro ore alla Fiat e alle aziende dell'indotto automobilistico in programma per domani. La Confindustria giudica «molto preoccupante» la linea scelta dalla Fiom. Lo afferma il direttore dell'area Risorse umane dell'Associazione degli industriali, Giorgio Usai. «Se la Fiom ha scelto questa linea di conflitto permanente - ha detto a margine di un convegno - è molto preoccupante. In questo momento in cui l'industria italiana in generale e quella metalmeccanica in particolare è più esposta alla competizione internazionale di tutto ha bisogno fuorché di situazioni di conflitto e di sciopero».
 TORINO IN AGITAZIONE - In agitazione oggi anche lo stabilimento di Torino per lo sciopero di 2 ore proclamato dalla Fiom a Mirafiori, dove sono rientrati stamani, dopo due settimane di cassa integrazione, i circa 800 addetti delle linee della Thesis, Libra e dalla Alfa 166. «I lavoratori rispondono con lo sciopero- afferma il segretario della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo - ai gravi fatti che la Fiat sta generando a Melfi, dove non dialoga con i lavoratori e favorisce l'intervento della forza pubblica». Anche nelle altre fabbriche dell'indotto torinese sono in corso dichiarazioni di sciopero da parte della Fiom «contro le cariche della polizia e a sostegno della lotta degli operai di Melfi».
SCIOPERO IMPROVVISO AD ARESE - Sciopero questa mattina all'Alfa Romeo di Arese e all'Iveco di Milano, dalle 9,30 alle 11, per «solidarietà ai lavoratori di Melfi». I manifestanti delle due aziende hanno anche bloccato per poco più di un'ora l'Autostrada dei Laghi nei pressi dello stabilimento dell'Alfa ma la circolazione è ora ripresa. «Quanto è accaduto a Melfi - sostengono alla Fiom di Milano - è vergognoso: picchiare i lavoratori in sciopero è un pesantissimo attacco ai diritti ed alla Costituzione». La Fiom chiama quindi «i lavoratori metalmeccanici milanesi a rispondere subito con fermate spontanee ad un atto di gravità inaudita e ad esprimere solidarietà ai lavoratori di Melfi», in vista anche dello sciopero generale di 4 ore dei metalmeccanici di tutta Italia mercoledì 28: a Milano l'appuntamento è fissato alle 9 proprio davanti ai cancelli dell'Alfa di Arese.

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TESTO INTEGRALE DELLE FALANGI VERDI
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27.04.2004
by @ 11:01 |
Agli amici amanti della pace del popolo italiano e a tutti gli uomini liberi del mondo. Ci rivolgiamo a voi per la seconda volta per farvi partecipi di una grande responsabilit?? nei confronti dei vostri concittadini". "E' oramai chiarissimo, senza ombra di dubbio, che chi vi sta guidando ?? un servo agli ordini del suo padrone, e non presta attenzione alcuna a voi. Vi diciamo che le persone detenute da noi sono dei criminali di guerra e delle guardie private che Berlusconi ha assoldato per vigilare sulla sicurezza dei suoi padroni". "Egli - prosegue il comunicato - non ha preso nessuna iniziativa per cercare di liberarli. Annunciamo a voi e a tutti gli uomini liberi del mondo la nostra ?? una causa giusta, stiamo difendendo la nostra terra il nostro onore e i nostri sacri valori dopo che le forze del male sono venute da dietro gli oceani per occupare la nostra terra. E dunque questo nostro diritto (di difendere la nostra terra) ?? riconosciuto dalle leggi celesti e dal diritto internazionale. Continueremo a dare la caccia a tutti coloro che ci danneggiano per punirli e saremo in grado di fare ci??, a Dio piacendo, specie con le spie italiane detenute presso di noi." I sequestratori aggiungono: " Vi diciamo che in segno di buona volont?? provvederemo a liberarli e farli partire fuori del nostro paese se dimostrerete di essere favorevoli alla nostra causa collaborando con noi e se direte no alla politica del vostro primo ministro pubblicamente attraverso una grande manifestazione che percorra tutte le vie della vostra capitale, in segno di protesta nei confronti della guerra contro di noi e a sostegno della nostra causa e in segno di solidariet?? con tutti gli uomini liberi del mondo e se inviterete il vostro governo a ritirare le proprie truppe dal nostro paese". Infine l'ultimatum: "Vi concediamo 5 giorni di tempo, in caso contrario, li uccideremo senza esitazioni e senza ulteriori avvertimenti". (ANSA).
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BAMBINI SOLDATO
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27.04.2004
by @ 10:39 |
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STOP ALL'USO DEI BAMBINI SOLDATO! |
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"Un ragazzo tentò di scappare (dai ribelli), ma fu preso Le sue mani furono legate, poi essi costrinsero noi, i nuovi prigionieri, a ucciderlo con un bastone. Io mi sentivo male. Conoscevo quel ragazzo da prima, eravamo dello stesso villaggio. Io mi rifiutavo di ucciderlo ma essi mi dissero che mi avrebbero sparato. Puntarono un fucile contro di me così io lo feci. Il ragazzo mi chiedeva: perché mi fai questo? Io rispondevo che non avevo scelta. Dopo che lo uccidemmo essi ci fecero bagnare col suo sangue le braccia Ci dissero che noi dovevamo far questo così non avremmo avuto più paura della morte e non avremmo tentato di scappare Io sogno ancora il ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni, egli mi parla e mi dice che l'ho ucciso per niente, e io grido." (Susan, 16 anni, rapita dal Lord's Resistance Army, in Uganda)
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BASTANO 7 EURO....
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27.04.2004
by @ 10:36 |
SE TUTTI I BAMBINI AFRICANI DORMISSERO SOTTO LE ZANZARIERE SI POTREBBERO SALVARE MEZZO MILIONE DI VITE OGNI ANNO
E TU COSA PUOI FARE? In Italia Stopmalaria punta a organizzare iniziative di denuncia, pressione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica e a raccogliere fondi in appoggio alla campagna in Africa. Per far emergere dal silenzio questa strage dimenticata abbiamo bisogno del contributo, della creatività e dell'entusiasmo del maggior numero di persone. Per diventare un nostro volontario, puoi partecipare a uno dei corsi di formazione per volontari che organizziamo periodicamente.
1. Un aiuto concreto Vuoi diventare volontario di Stopmalaria? Per sapere come scrivici all'indirizzo info@stopmalaria.it. Hai un sito internet? Richiedici e inserisci il nostro banner. Diffondi i nostri materiali informativi.
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3. Diffusione e raccolta fondi Aiutaci a organizzare dibattiti, convegni, mostre fotografiche, eventi artistici e culturali, incontri nelle scuole per far conoscere la campagna e i suoi obiettivi. Aiutaci a trovare spazio sui mass media. Aiutaci a organizzare iniziative di raccolta fondi per l'acquisto di zanzariere.
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CONFLITTI IN CORSO
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27.04.2004
by @ 10:18 |
Iraq, Afghanistan, Palestina: sono i fronti di guerra che tutti conosciamo. Ma nel mondo, a uccidere sono soprattutto i conflitti dimenticati, quelli ignorati dalle televisioni e dai giornali

Il mondo è in guerra. Mai, dalla fine della seconda guerra mondiale, lo è stato come oggi. In Israele e Palestina la spirale di attentati e ritorsioni prosegue senza fine. In Iraq la resistenza islamica sta facendo rivivere agli statunitensi un nuovo Vietnam. In Afghanistan, i Taliban si sono riorganizzati e stanno conducendo una guerriglia sempre più minacciosa, mentre i signori della guerra locali continuano a combattersi fra loro.
In tutti i Paesi arabi, dal Marocco allArabia Saudita, dallAlgeria allo Yemen, ora anche in Turchia, gli integralisti islamici combattono contro governi ritenuti troppo moderati e filo-occidentali, usando l'arma che hanno a disposizione: il terrore.
Del terrorismo islamico e della 'guerra globale', veniamo informati tutti i giorni, anche se spesso in modo propagandistico e parziale.
Ma nessuno parla delle altre decine di conflitti che si combattono nelle periferie più povere del villaggio globale, là dove gli obiettivi dellinformazione globalizzata non vanno a guardare.
In Cecenia, in Indonesia, nelle Filippine, in Nepal, in India, in Kashmir, nello Sri Lanka, in Uganda, in Burundi, in Sudan, in Somalia, in Costa dAvorio, in Congo, oggi si combattono guerre che durano da anni e che hanno provocato centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, mutilati, orfani e vedove.
PeaceReporter vuole spezzare il silenzio che avvolge queste guerre dimenticate e raccontare quelle 'da prima pagina' con unottica diversa, che non parte dalla politica, ma dal punto di vista di chi vive la guerra sulla propria pelle.
Un proverbio africano dice: Quando gli elefanti combattono, sono i fili derba a soffrire. Per PeaceReporter i fili derba che soffrono sono tutti uguali, e noi cercheremo di raccontarli tutti.
In questa sezione, nella colonna qui accanto, trovate una presentazione della maggior parte dei conflitti in corso nel mondo. Troppi, purtroppo.
<TUTTI I CONFLITTI>
Afghanistan [vai] Scheda Conflitto
Algeria [vai] Scheda Conflitto
Angola [vai] Scheda Conflitto
Burundi [vai] Scheda Conflitto
Cecenia [vai] Scheda Conflitto
Ciad [vai] Scheda Conflitto
Colombia [vai] Scheda Conflitto
Congo Brazzaville [vai] Scheda Conflitto
Costa d'Avorio [vai] Scheda Conflitto
Eritrea - Etiopia [vai] Scheda Conflitto
Etiopia [vai] Scheda Conflitto
Filippine [vai] Scheda Conflitto
India (Gujarat) [vai] Scheda Conflitto
India (Stati Centrali) [vai] Scheda Conflitto
India (Stati Nord Orientali) [vai] Scheda Conflitto
Indonesia (Aceh) [vai] Scheda Conflitto
Indonesia (Molucche-Sulawesi) [vai] Scheda Conflitto
Indonesia (Papua Occidentale) [vai] Scheda Conflitto
Iran [vai] Scheda Conflitto
Iraq [vai] Scheda Conflitto
Irlanda del Nord (Gran Bretagna) [vai] Scheda Conflitto
Isole Salomone [vai] Scheda Conflitto
Israele-Libano [vai] Scheda Conflitto
Israele-Palestina [vai] Scheda Conflitto
Kashmir (India-Pakistan) [vai] Scheda Conflitto
Kurdistan turco [vai] Scheda Conflitto
Liberia [vai] Scheda Conflitto
Marocco-Sahara Occ. [vai] Scheda Conflitto
Messico (Chiapas) [vai] Scheda Conflitto
Myanmar [vai] Scheda Conflitto
Nepal [vai] Scheda Conflitto
Nigeria [vai] Scheda Conflitto
Peru' [vai] Scheda conflitto
Rep. Dem. del Congo [vai] Scheda Conflitto
Ruanda [vai] Scheda Conflitto
Senegal [vai] Scheda Conflitto
Somalia [vai] Scheda Conflitto
Spagna (Paese Basco) [vai] Scheda Conflitto
Sri Lanka [vai] Scheda Conflitto
Sudan [vai] Scheda Conflitto
Tibet (Cina) [vai] Scheda Conflitto
Uganda [vai] Scheda Conflitto
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STORIA DEL CONFLITTO 1946 1966
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23.04.2004
by @ 13:25 |
Crisi del mandato britannico I britannici non sapendo più come gestire la situazione, d'altronde l'aver preso in passato una serie di impegni diplomatici strumentali e contraddittori e ispirati a una rischiosa imprudenza non aveva facilitato la loro missione di potenza mandataria, decisero di deferire alle Nazioni Unite il futuro della Palestina. A maggio del 1947 si svolse una sessione speciale dell'Assemblea Generale che si aprì con una importantissima dichiarazione dell'Unione Sovietica in favore di uno stato ebraico. Così dopo la dichiarazione dello Yom Kippur dell'anno precedente da parte di Truman nella quale sosteneva che la spartizione fosse la migliore soluzione, le due massime potenze mondiali erano d'accordo su come avviare il processo di decolonizzazione in Medio Oriente.
Fu presto istituito un Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina (UNSCOP) formato da paesi soci ma "neutrali". Pertanto la scelta ricadde sui seguenti paesi: Perù, Uruguay, Guatemala, Svezia, Paesi Bassi, Cecoslovacchia, Yugoslavia, Canada, Australia, India e Iran. Scopo del Comitato era trovare una soluzione pacifica tra le ormai evidenti inconciliabili pretese degli ebrei e degli arabi palestinesi. Gli ebrei non cercarono di ostacolare i lavori della Commissione, anzi vi parteciparono attivamente ma in modo scorretto: "avevano collocato dei microfoni nelle stanze del Comitato che li informavano sull'orientamento dei membri e sulle dichiarazioni dei testimoni". [cfr. Morris, Vittime pag. 233, Rizzoli 2002]. Gli arabi invece, non capendo che le le decisioni dell'UNSCOP sarebbero state decisive per l'assetto futuro della Palestina, decisero di boicottarlo.
Exodus 1947
Durante i lavori del Comitato accadde un episodio che sembrò chiarire una volta per tutte lo stato apatico in cui versava il mandato britannico. L'Hagana caricò 4.500 rifugiati ebrei in un vecchio traghetto americano, l'Exodus 1947, che fece salpare da un porto francese in direzione della Palestina. Dal 1946 i britannici inviavano gli immigrati clandestini in dei campi di detenzione a Cipro che però furono nel giro di un anno già pieni. Quando Exodus si avvicinò alle coste palestinesi si scatenarono violenti scontri con la Marina Reale. "L'episodio confermò il fallimento del regime britannico". [cfr. Fraser, Il conflitto arabo israeliano, pag. 41, Il Mulino 2002].
Il piano dell'UNSCOP
Il principio base del piano dell'UNSCOP era che "le rivendicazioni sulla Palestina degli arabi e degli ebrei, possedendo entrambe validità, sono inconciliabili e che, tra le soluzioni avanzate, la spartizione assicura la sistemazione più realistica e attuabile". La spartizione in due parti separate della Palestina era però seguita da due clausole:
- l'unità economica sarebbe stata mantenuta
- la città di Gerusalemme avrebbe costituito un corpum sepatatum amministrato dalle Nazioni Unite
I dubbi non mancarono: se arabi ed ebrei avevano "rivendicazioni inconciliabili" come potevano cooperare in un'unione economica? I più scettici evidenziarono anche il fatto che in nessuno dei sottodistretti della Palestina gli ebrei possedevano la maggioranza della terra e che in uno solo (Tel Aviv e dintorni) la maggioranza della popolazione.
Risoluzione n.181 del 29 novembre 1947: approvato il piano di spartizione delle Nazioni Unite sulla Palestina
Il 29 novembre 1947, con la Risoluzione n.181, l'Onu approvò la divisione della Palestina in due stati: uno arabo e uno ebraico. La risoluzione passò con 33 voti a favore, 13 contrari e 10 astenuti.
In conseguenza dell'approvazione del piano di piano di spartizione delle Nazioni Unite sulla Palestina, l'Alto comitato arabo proclamò 3 giorni di sciopero a cui seguirono numerosi episodi di violenza che non furono efficacemente sedati dalla politica minimalista britannica. Scoppiò così una vera e propria guerra civile dove si fronteggiavano gli arabi, divisi in gruppi eterogenei, e gli ebrei, molto meglio addestrati. L'Agenzia ebraica trasformò l'Hagana da milizia clandestina in un nucleo di un esercito creando 6 brigate che si mobilitarono subito secondo i dettati del piano Dalet. Il piano Dalet era finalizzato sia alla difesa delle postazioni assegnate allo stato ebraico e sia alle aree a maggioranza ebraica situate nella parte araba. Per raccontare l'orrore e le atrocità di questa guerra civile basta citare due episodi: il massacro del villaggio arabo di Deir Yassin, dove due gruppi ebraici estremisti (Stern e Irgun) uccisero senza motivo 250 arabi palestinesi e l'attacco a un convoglio medico di ebrei che causò la morte di 70 persone.
Il 15 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion annuncia l'indipendenza dello Stato di Israele. Il riconoscimento americano arrivò dopo solo 11 minuti seguito da quello sovietico. Ma solo otto ore dopo gli eserciti arabi di Siria, Transgiordania, Iraq, Egitto e Libano decisero di attaccare lo Stato di Israele. I paesi arabi diedero vita ad una coalizione non omogenea e impreparata perché solo l'esercito egiziano era in grado di poter combattere veramente. Inoltre Israele si accordò segretamente con la Transgiordania che in cambio di una belligeranza tenera avrebbe ottenuto i territori a ovest de fiume Giordano. Dopo una breve tregua, l'8 luglio riprese la guerra. Gli israeliani misero sotto assedio le città di Ramle e Lydda che erano state assegnate alla Palestina dal piano di spartizione ma per la loro posizione strategica erano diventate un obbiettivo del neonato stato ebraico. Ben Gurion in persona diede l'ordine di evacuare i 70.000 abitanti che, nel caldo torrido estivo, furono costretti a mettersi in viaggio verso Ramallah. Un centinaio di loro morì durante il tragitto. Il 18 luglio entrò in vigore un seconda tregua durante la quale Bernadotte, mediatore del conflitto delle Nazioni Unite, lavorò a una soluzione diplomatica. Il 16 settembre presentò le sue conclusioni:
- Israele avrebbe mantenuto la Galilea ma abbandonato gran parte del Negev e restituito le città di Ramle e Lydda
- Gerusalemme doveva costituire un corpum separatum amministrato dalle Nazioni Unite
- Ai rifugiati palestinesi doveva essere garantito il diritto di tornare nelle loro terre
Poco dopo la consegna del piano Bernadotte fu ucciso da ebrei estremisti. La guerra proseguì. Israele voleva risolvere sul campo la questione del Negev ma ad un passo dalla totale conquista del deserto un errore costò l'arresto di una avanzata che sembrava inarrestabile. Cinque caccia israeliani abbatterono per errore cinque veivoli britannici che stavano portando aiuti agli egiziani nel Sinai. Nella prospettiva di una guerra globale gli americani intervennero e posero fine alle ostilità. Gli israeliani avevano allargato notevolmente i loro confini assicurandosi Gerusalemme ovest e il Negev, tranne una piccola area che fu chiamata Striscia di Gaza.
Risoluzione n.194
L'11 dicembre 1948 le Nazioni Unite approvarono la risoluzione numero 194. Nel testo si legge che ai circa 700.000 profughi palestinesi "deve essere consentito di tornare a casa". Fu presto evidente che Israele non aveva alcuna intenzione di accoglierli. Nacque così l'UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees) che ebbe il compito di provvedere alla sistemazione dei rifugiati.
1950 La Knesset (Parlamento israeliano) approvò a legge del ritorno: ogni ebreo aveva il diritto di stabilirsi in Israele. Tra il 1948 e il 1951 furono 304.000 gli ebrei che si trasferirono e la maggior parte di loro proveniva dalle comunità ebraiche del Medio Oriente e del nord Africa.
1950 Il Parlamento di Amman annetté la Giudea e la Samaria (detta Cisgiordania o West Bank) al regno. Con questa conquista il regno di Transgiornania di Abdullah Hussein prende il nome di Giordania. La Lega araba non protestò anche se la Giordania sottraé il territorio a quella che sarebbe stata la Nazione palestinese.
1951 Il 20 luglio il re Abdullah di Giordania venne ucciso mentre si recava a pregare alla moschea di Al Aqsa a Gerusalemme. Gli succede Hussein.
1952 La rivoluzione dei giovani ufficiali dell'esercito egiziano, tra i quali spiccano le figure di Nasser, Amer e Sadat, abbatté la monarchia di re Farouk. Nel 1954 Nasser diviene il presidente dell'Egitto.
1953 Gli israeliani iniziarono dei lavori per deviare le acque del fiume Giordano. Solo la condanna degli Stati Uniti seguita dalla minaccia di sospendere un sostanzioso pacchetto di aiuti Israele interruppe i lavori.
Crisi di Suez
Premesse
1954 Nasser ottenne il primo successo in politica estera ottenendo dalla Gran Bretagna il ritiro delle truppe di Sua Maestà dal Canale di Suez. 1955 Il Presidente egiziano, dopo aver partecipato alla conferenza di Bandung, strinse un accordo commerciale con la Cecoslovacchia in base al quale l'Egitto avrebbe scambiato cotone con armamenti di fabbricazione sovietica. Preoccupati dal riarmo del nemico Egitto, i servizi segreti israeliani organizzarono una serie di attentati contro uffici governativi americani al Cairo con lo scopo di far emergere le debolezze del paese delle Piramidi. Ma le cose non andarono per il verso sperato: gli agenti dei servizi segreti furono arrestati e la polizia egiziana informò Washington sulla loro identità.
In seguito Israele si mise alla ricerca di un partner che potesse garantire equipaggiamenti militari più all'avanguardia di quelli che si era assicurato Nasser. La scelta ricadde sulle Francia che da tempo stava cercando di far crollare il regime di Nasser perché aiutava i guerriglieri algerini rifornendoli di armi. I due paesi firmarono un contratto che prevedeva la vendita di una ottantina di caccia Mystère e altrettanti carri armati.
La crisi in Medio Oriente si aprì quando Nasser decise di voler aprire una diga ad Assuan che avrebbe permesso sia di regolare il corso del Nilo e sia di fornire energia idroelletrica a basso costo. Per realizzare questo progetto serviva però un finanziamento della Banca mondiale e sovvenzioni dal governo americano e britannico. Gli Stati Uniti furono lenti nel percepire e nel rispondere alle richieste egiziane, d'altronde la diffidenza di Eisenhower e Dulles nei confronti di Nasser non era segreta. Un margine di manovra comunque restava ma sicuramente gli americani non avrebbero mai finanziato un progetto insieme ai sovietici. Nasser questo lo sapeva ma non voleva certo privarsi degli aiuti dell'Unione Sovietica.
Nel maggio del 1956 il ministro degli Esteri sovietico partecipò alla partenza dell'ultimo contingente britannico dal canale di Suez ma nell'incontro con Nasser non promise i soldi necessari per la costruzione della diga. Il presidente egiziano corse allora a bussare alla porta di Dulles. Diplomaticamente il segretario di Stato americano disse che l'anno finanziario era stato chiuso e che dunque non era più possibile effettuare ulteriori prestiti.
Nazionalizzazione del Canale di Suez
Visto il rifiuto americano, e di conseguenza britannico, e ancora il continuo rimando dei sovietici di finanziare la costruzione di una diga ad Assuan, il 26 luglio 1956 Nasser decise di nazionalizzare il canale di Suez che fino ad allora era gestito da una compagnia con sede a Parigi il cui contratto di affitto sarebbe terminato nel 1968. Gli azionisti furono giustamente indennizzati. Le navigazioni del canale passavano ora in mani egiziane e i proventi della gestione sarebbero serviti per finanziare la costruzione della diga.
Francia e Gran Bretagna non ci stanno, è guerra
Il rifiuto della Francia e della Gran Bretagna di riconoscere la nazionalizzazione del canale di Suez era basato dal fatto che i due paesi occidentali vedevano il regime di Nasser come un nemico dei loro interessi in Medio Oriente e non dalla preoccupazione che l'Egitto non fosse capace di gestire il canale. Un tentativo di riconciliazione fu fatto dagli americani che promossero una conferenza a Londra su questa questione. Le parti erano però troppo lontane. Il primo ministro francese Mollet era scatenato, il suo omologo inglese Eden era più cauto perché sapeva che gli Stati Uniti avrebbero difficilmente approvato una risposta militare. La Francia allora contattò Israele per vedere se era disposto a collaborare. Negli incontri segreti che si tennero a Parigi i due paesi decisero che l'appoggio britannico era indispensabile per un intervento militare.
Ulteriori colloqui ai quali partecipò anche la Gran Bretagna portarono al protocollo di Sèvres: gli israeliani avrebbero attaccato il 29 ottobre le postazioni egiziane nel deserto del Sinai. Francia e Gran Bretagna con il pretesto di salvaguardare il canale sarebbero intervenute per dividere i due belligeranti. C'era un solo problema: come avrebbero reagito gli Stati Uniti?
Il 29 ottobre partì l'attacco. Dayan in poco tempo conquistò il Sinai. Francia e Gran Bretagna lanciarono il loro ultimatum che venne rifiutato dalle parti in conflitto. Ma quando i paracadutisti francesi e britannici si lanciarono su porto Said Israele ed Egitto avevano già accettato la proposta delle Nazioni Unite di un cessate il fuoco. L'invasione anglo-francese non aveva più senso. La Francia e la Gran Bretagna si ritirarono solo il 21 novembre quando arrivarono i primi contingenti UNEF. Il ritiro israeliano non fu così rapido. Il presidente americano Eisenhower, appena rieletto, fu chiarissimo: l'esercito israeliano doveva ritirarsi. Solo l8 novembre, dopo averle provate quasi tutte, Ben Gurion si convinse. "Ben Gurion non aveva capito che all'indomani dello smacco anglo-francese gli Stati Uniti sentivano di essere rimasti soli a rappresentare gli interessi dell'Occidente e a controbilanciare l'influenza dell'Unione Sovietica; e per non perdere l'intero mondo arabo dovevano mostrarsi più rigidi che in passato con Israele". [cfr. Morris, Vittime pag. 378, Rizzoli 2002]
1959 Alcuni giovani palestinesi, tra i quali spiccava la figura di Yasser Arafat, avviarono una serie di colloqui che portarono alla nascita di Al Fatah.
1964 Viene fondata l'Organizzazione per la liberalizzazione della Palestina (OLP). Fu creata in un vertice arabo con lo scopo di istituire un organizzazione palestinese in grado di contrapporsi allo stato di Israele. L'Olp era però pilotata da Nasser e dagli altri paesi arabi.
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EROISMO NAZIONALE
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23.04.2004
by @ 13:04 |
Eroi nazionali? Mentre il governo italiano con le sue dichiarazioni belligeranti annaspa sulle trattative per la liberazione degli ostaggi esprimendo la sua intenzione di rimanere in Iraq anche dopo il 30 giugno, non è ancora ben definito, almeno dai media mainstream, il ruolo degli italiani rapiti in Iraq. Gli ostaggi appartengono in realtà a una categoria particolare di nuove figure della guerra, il cui numero sta progressivamente aumentando rispetto a quello dei soldati di ruolo. Come loro, ce ne sono decine di migliaia. Lavorano per oltre 400 aziende che vengono utilizzate sia per gli eserciti, sia per privati. Molto spesso sono ex militari e la loro esistenza viene resa nota solo nel momento in cui sono vittime di attentati o rapimenti. Sono le guardie private, un esercito semi-sconosciuto di guardie del corpo sceso in campo all'indomani della dichiarazione di Bush che sanciva la fine della guerra in Iraq. Provengono da decine di Paesi diversi e alle loro spalle hanno un plotone di multinazionali che, nutrendosi di appalti e contratti vinti, pone la sua longa manus sul futuro dell'Iraq. Alcune di queste, come la Blackwater Security Consulting, o la Dts Security, o ancora la Presidium international, azienda italiana per cui prestava servizio uno dei quattro italiani rapiti e che è coinvolta anche nei progetti di ricostruzione, "schierano" fino a due guardie personali per ogni lavoratore/lavoratrice civile iraqeno/a. Il costo della sicurezza del personale inviato in Iraq (raddoppiato negli ultimi sei mesi) raggiunge adesso il venti per cento del totale dei contratti vinti: un fardello non previsto dalle aziende, che potrebbe raggiungere da solo i quattro miliardi di dollari di costi. Mentre la tensione tra la popolazione e gli occupanti si fa più alta di giorno in giorno, il futuro di un Paese distrutto dalla guerra sembra essere in mano ad un esercito di guardie, il più delle volte armate, assoldate da multinazionali estere: in una parola, mercenari.
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PER UNA VOLTA SI PUO' TORTURARE
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23.04.2004
by @ 12:38 |
La Lega affonda alla camera il bando contro la tortura: «E' proibita solo se reiterata».
Torturare una volta sola non è reato. E' l'incredibile posizione su cui la Lega è riuscita a portare con un voto granitico tutta la maggioranza di centrodestra e, di fatto, ad affossare l'introduzione nel nostro codice penale di un reato che l'Italia, governo Berlusconi compreso, condanna a livello internazionale. E' stata una seduta di fuoco quella di ieri a Montecitorio, che doveva decidere se mettere al bando la tortura. Una norma che era approdata in aula con un testo compiutamente «bipartisan» che ricalcava alla lettera i trattati internazionali firmati e sottoscritti dal nostro paese in sede Onu. Ultimo dei quali un protocollo che amplia i poteri ispettivi delle Nazioni Unite firmato in pompa magna dal governo del Cavaliere alla fine del 2002. Nel clima forcaiolo degli ultimi mesi, la Lega è riuscita a far approvare (201 sì, 176 no e due astensioni) un emendamento con cui si stabilisce che le violenze e le minacce devono essere «reiterate» per essere qualificate come tortura. Una definizione del tutto aliena dal diritto internazionale. L'opposizione è insorta e ha abbandonato l'aula. Il presidente della commissione giustizia di Montecitorio, il forzista Gaetano Pecorella, dopo il voto non ha nascosto il suo imbarazzo: «Devo dare atto - ha spiegato in aula Pecorella - che la scelta della commissione andava esattamente nel senso opposto e cioè di un parere contrario all'emendamento della Lega». E quindi? «Poi c'è stata una decisione politica all'interno della maggioranza, che purtroppo è intervenuta tardivamente, ma di cui non abbiamo potuto non prendere atto perché una coalizione deve avere, o dovrebbe avere, caratteristiche di compattezza...». Compattezza che dovrebbe far riflettere gli ex democristiani e gli sparuti «liberal» azzurri, docilmente naufragati nelle pulsioni leghiste.
Dalle associazioni parole di fuoco: «Neanche queste norme di civiltà - commenta il presidente di Antigone Stefano Anastasia - sono state sottratte alle diatribe sulla giustizia che inquinano il dibattito nel nostro paese». Anche Amnesty International, ovunque in prima fila in questa battaglia, si chiede con amarezza: «Quante volte occorrerà `torturare' prima che si possa parlare di `tortura'?». «Iniziamo male», dice il presidente di Amnesty Italia Marco Bertotto. Mentre Sergio Marelli, presidente dell'Associazione delle Ong italiane non si trattiene: «Provo un senso di orrore e di vergogna. E' un bell'esempio dell'Italia che vuole esportare la democrazia - dice Marelli - «dopo aver tradito l'Onu con la missione in Iraq, il nostro paese tradisce quei valori che si basano sul rispetto della dignità umana, della libertà e del diritto internazionale». Claudio Ciardullo, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil non esita a smarcarsi dalla propaganda leghista: «Respingiamo con sdegno l'idea che un qualsiasi atto di tortura, commesso anche solo una volta, possa aiutare le forze di polizia nell'esercizio delle loro funzioni. Chi intende fare passi indietro sul terreno della civiltà giuridica abbia almeno il buon gusto di non nascondersi dietro la polizia». E l'Unione camere penali parla di «offensiva sconsiderata e illiberale contro i diritti umani e i principi costituzionali».
Sconcerto, perfino genuina rabbia, dai banchi dell'opposizione. La diessina Anna Finocchiaro esplode di fronte a un'aula muta: «Dovreste vergognarvi. Non tanto perché avete mancato di rispetto agli accordi politici presi non solo tra di voi, ma anche con l'opposizione. Questo lo fate sempre. Ma dovreste vergognarvi perché con il voto di oggi mancate di rispetto alle migliaia di persone che ogni giorno vengono torturate. Vergognatevi per quello che siete e per quello che fate». «State con i torturatori - urla il Verde Paolo Cento - oggi la maggioranza di centrodestra ha imposto a questa camera una delle pagine più vergognose della sua storia». Cento attacca senza risparmio: «Non potevamo aspettarci di meglio dai leghisti che esprimono il ministro Castelli, che era a Bolzaneto e ha coperto le torture del G8». Secondo Giuliano Pisapia di Rifondazione se il testo diventasse legge, «si creerebbe addirittura un inaccettabile arretramento rispetto alle norme attuali».
Parole che testimoniano che la misura è colma, che al giustizialismo leghista bisogna mettere un argine. Che non tutto è sacrificabile per la propaganda di un partito allo sbando.
Secoli di diritto inceneriti da un emendamento dell'onorevole Carolina Lussana. La camera approva.


Una campagna di Amnesty InternationalPer tortura si intende ogni atto mediante il quale siano inflitti intenzionalmente a una persona dolore o sofferenza gravi, sia fisici che mentali, allo scopo di ottenere da essa o da un altra persona informazioni o una confessione,di punirla per un atto che essa o un altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, per intimidirla o sottoporla a coercizione o intimidire o sottoporre a coercizione un altra persona o per qualunque ragione che sia basata su una discriminazione di qualsiasi tipo, a condizione che il dolore o la sofferenza siano inflitti da o su istigazione o con il consenso o l acquiescenza di un pubblico ufficiale o altra persona che svolga una funzione ufficiale. Non comprende il dolore o la sofferenza che risultino esclusivamente da, o siano inerenti o incidentali rispetto a sanzioni lecite. (Art.1.1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura del 1984.) |
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